FAQ
Domande reali sul Metodo Fiorenzano, sul lancio nel surfcasting e sui percorsi formativi. Risposte dirette, nate dall’esperienza sul campo — non teoria generica.
Metodo Fiorenzano
In cosa consiste il Metodo Fiorenzano?
Il Metodo Fiorenzano è un sistema di insegnamento del lancio per il surfcasting basato sull’analisi del gesto e sull’adattamento alla persona.
Non è una tecnica unica, ma un approccio che permette di correggere gli errori e migliorare distanza, controllo e precisione senza aumentare la forza.
Non cercare di immaginarlo: ci sono voluti vent’anni per costruirlo.
Quanto posso aumentare in distanza con il Metodo Fiorenzano?
Non mi piace promettere un numero uguale per tutti, perché ogni lanciatore ha una storia, un gesto, un’attrezzatura e un potenziale diverso.
Se vuoi solo aumentare venti metri, potrei anche cercare l’escamotage più veloce per farteli ottenere. Ma sarebbe un obiettivo piccolo.
Il lavoro vero è un altro: tirare fuori il massimo del tuo potenziale nel tempo che abbiamo a disposizione.
Né io né te possiamo sapere prima quale sia il tuo limite reale, finché non inizi a comprendere la tecnica in profondità.
La domanda quindi non è: “quanti metri mi fai guadagnare?”
La domanda è: “quanto potenziale sto lasciando inutilizzato?”
Come faccio a capire se una spiegazione tecnica ha davvero senso?
Fai una domanda semplice: perché?
Se una tecnica è vera, deve poter essere spiegata in modo chiaro. Se davanti a un perché arrivano solo giri di parole, tecnicismi e frasi che non tornano, probabilmente sotto non c’è un vero meccanismo.
La mente umana certe falle logiche le sente, anche quando per educazione dice: “sì, ho capito”.
Se uno una cosa la sa per davvero, riesce a spiegarla facile.
Nel Metodo Fiorenzano non ti chiedo di credere: ti chiedo di capire.
Quello che mi stai dicendo è diverso da quello che mi hanno sempre detto. Perché?
È normale che ti sembri diverso. Molte persone arrivano con consigli ricevuti da amici, compagni di pesca o persone che lanciano bene.
Lungi da me screditare l’aiuto che qualcuno ha voluto darti: spesso nasce da esperienza reale e buona fede.
Ma quel consiglio ti ha portato fino al punto in cui sei oggi. Se mi stai contattando, probabilmente qualcosa è rimasto bloccato.
Saper lanciare e saper insegnare non sono la stessa cosa. Il tuo amico può averti trasmesso quello che ha funzionato per lui, ma non è detto che sia la chiave giusta per te.
Il Metodo Fiorenzano nasce proprio da questo: trasformare una tecnica complessa in qualcosa che tu possa capire, sentire e applicare davvero.
Dopo il corso rischio di dimenticarmi tutto?
No, perché i corsi del Metodo Fiorenzano non sono costruiti sul “mettiti così, fai questo, muoviti così”.
Ogni movimento viene spiegato con un perché semplice e coerente.
Quando capisci davvero il motivo di un gesto, non stai memorizzando una posizione: stai cambiando il modo in cui osservi il lancio. Ed è proprio questo che ti permette di continuare a migliorare anche dopo il corso.
È come a scuola: le cose che ricordi ancora oggi sono spesso quelle che qualcuno è riuscito a spiegarti bene.
Nel lancio funziona allo stesso modo. Quando una cosa la capisci davvero, diventa difficile tornare indietro.
Paolo Fiorenzano è solo un maestro di lancio o anche un campione?
Paolo Fiorenzano è entrambe le cose. È pluricampione italiano di long casting — campione assoluto nel 2007 e 2009, vicecampione assoluto nel 2005, 2008 e 2011 — con podio ai Mondiali FIPS-M e record europeo in Ground Casting.
Molti lo conoscono oggi come fondatore del Metodo Fiorenzano e maestro di lancio nel surfcasting; meno sanno che quella didattica nasce da sei anni in Nazionale Italiana e da una carriera agonistica documentata anche su fips-m.org.
Il palmarès completo è nel libro Non è la Canna.
Miti sul lancio
Per fare più metri devo imparare il ground cast?
No. Il ground cast è un tipo di lancio, non una garanzia di distanza. La distanza nel surfcasting dipende da come trasferisci l’energia nel lancio, cioè dalla tecnica.
Senza tecnica, anche il ground diventa solo forza dispersa.
In breve: vuoi fare metri o vuoi fare il ground?
Perché copio il gesto dei professionisti ma non ottengo gli stessi risultati?
Perché non hai capito l’intenzione del movimento tecnico.
Stai copiando la forma del gesto, ma non il motivo per cui viene eseguito in quel modo. Dietro quel movimento c’è uno studio, una logica e un trasferimento di energia preciso: se non capisci quello, il gesto resta vuoto.
Sia chiaro: non è la canna che fa la differenza, è sempre la tecnica della persona. Però esiste una differenza tra un’attrezzatura pensata per la distanza e una progettata per pescare ore in modo efficace e rilassato.
È come voler correre in Formula uno con una macchina normale.
E al contrario: andresti mai a fare la spesa con una Formula uno?
Il piombo più pesante fa lanciare più lontano?
Non necessariamente. Se fosse vero in modo assoluto, aumentando sempre il peso dovresti aumentare sempre anche la distanza.
Se con cento grammi fai cento metri, con centoventicinque grammi dovresti farne centoventicinque, con centocinquanta grammi centocinquanta, con duecento grammi duecento, e con cinquecento grammi mezzo chilometro.
Ma ovviamente non funziona così.
Il peso del piombo non crea distanza da solo. Deve essere compatibile con la canna, con il lanciatore e con la tecnica.
Oltre un certo punto, più peso non significa più metri: significa solo più difficoltà nel caricare e gestire il lancio.
Errori e problemi reali
Perché il mio lancio va storto?
Dipende: va sempre dalla stessa parte o è casuale?
Se è casuale, una volta a destra e una a sinistra, il problema non è la direzione ma la ripetibilità. Non stai eseguendo lo stesso gesto, quindi non hai un riferimento su cui correggere.
Se in dieci lanci hai dieci posture diverse, non stai studiando il lancio: stai cambiando ogni volta il punto di partenza.
Senza ripetizione non esiste metodo, e senza metodo non esiste precisione.
Qui non siamo ancora entrati nel Metodo Fiorenzano. Quello che stai leggendo è solo l’approccio: il modo di osservare e correggere il lancio. Se ti sembra diverso, è perché lo è.
Ho capito la tecnica, ma il gesto non mi viene. Perché?
Allora ti faccio una domanda: se hai capito tutte queste cose, perché non fai distanza?
Perché un conto è sapere i nomi, un conto è far funzionare il lancio. Se non ti viene, non è perché non sei capace. È perché quella cosa non l’hai capita davvero.
E se non l’hai capita davvero, non è perché sei stupido. È perché chi te l’ha spiegata non è riuscito a fartela capire.
È come a scuola: ti ricordi quando dicevano “è intelligente ma non si applica”? Oggi ti dico che è una cavolata. Perché guarda caso in alcune materie andavi forte e in altre no. Cambiava il professore.
Quando l’insegnante sapeva spiegare, capivi. Quando non sapeva spiegare, no.
Io oggi ti dico questo: se un mio allievo non capisce, la responsabilità è mia. Perché non sono riuscito a trasmettere il concetto.
Quindi probabilmente tu pensi di sapere una tecnica, ma non hai ancora visto qualcosa che funziona davvero. Perché quando una tecnica è giusta, anche se ne applichi solo il venti o trenta per cento, vedi già un miglioramento.
Non perfetto, ma reale.
Perché sono bloccato col ground cast e non aumento più la distanza?
Prima di migliorare il ground cast, bisogna capire se quello che stai facendo è davvero ground cast.
La prima domanda che ti faccio è: che canna stai usando? Non perché la canna faccia i metri al posto tuo, ma perché l’attrezzatura è un primo check tecnico.
Molte persone pensano di essere bloccate nel ground, ma in realtà stanno usando una canna o un assetto che le porta a trattenere, compensare o adattare il gesto. A quel punto non sei bloccato: stai cercando di migliorare qualcosa che forse non è ancora un ground reale.
È come usare un martello: se devi demolire una parete usi un martello pesante, se devi appendere un quadro usi un martello piccolo. Con il martello grande puoi anche piantare un chiodino, anche se non è il suo lavoro. Ma con il martello piccolo non butti giù una parete.
Nel lancio è simile: ogni attrezzo ha un campo di utilizzo. Non a caso, ancora oggi le canne più adatte al ground cast restano le canne a ripartizione, le due pezzi per intenderci.
Il punto non è giudicare la canna: è capire se gesto, attrezzatura e obiettivo stanno lavorando nella stessa direzione.
Perché quando lancio più forte o metto più peso faccio sempre gli stessi metri?
Il fatto che tu ti ponga questa domanda è già un buon segno: significa che hai sensibilità e percezione reale di quello che stai facendo. Molti vivono lo stesso problema, ma non se ne accorgono.
Il grande inganno è la “botta” in chiusura. Quando metti più peso o spingi più forte, senti più impatto, più rumore, più sensazione di potenza. E quasi tutti associano quella botta a più distanza.
Ma spesso è l’opposto.
La botta non è sempre energia utile: molte volte è energia dispersa, arrivata tardi o gestita male. Per questo puoi lanciare con centocinquanta grammi e fare gli stessi metri del centoventicinque, a volte anche meno.
La distanza non nasce dalla sensazione di forza, ma da come trasferisci energia nel gesto. Se senti più botta ma non vedi più metri, il lancio ti sta già dicendo qualcosa.
Perché mi si rompe il ditale quando lancio?
Se ti si rompe il ditale, per me è un segnale chiaro: nel lancio c’è qualcosa che non sta funzionando.
Molti arrivano ai miei corsi e, prima ancora di lanciare, indossano il ditale come fosse un rituale. Io li lascio fare. Poi, spesso, già dopo la prima mezz’ora quel ditale sparisce: non servirà più.
Il problema è che il ditale ti protegge, ma ti isola anche da uno dei feedback più importanti: il contatto del polpastrello con lo shock leader. Il dito è una parte estremamente sensibile e ti dà informazioni preziose su tensione, caricamento e rilascio. Se lo copri sempre, perdi percezione.
Il ditale può avere senso in condizioni spinte: piombi importanti, side molto angolato, canne a ripartizione potenti, ricerca della massima distanza. Ma sotto quel livello, spesso non è una necessità: è un’abitudine che nasconde un problema tecnico.
E poi diciamolo: un accessorio in meno rende tutto più semplice, più pratico e più pulito.
Se il ditale si rompe o senti di non poterne fare a meno, non guardare solo il dito. Guarda il lancio.
È meglio allenarsi sul campo misurando ogni lancio o in spiaggia?
Uno degli errori più comuni è andare ad allenarsi solo per misurare ogni lancio. Misurare serve ogni tanto: una volta per capire dove sei e poi, dopo un periodo di lavoro, per verificare se sei migliorato. Ma se ogni lancio diventa solo una misura, perdi il senso vero dell’allenamento.
Per migliorare, spesso è molto più utile allenarsi in spiaggia, lanciando in mare. Lanci, recuperi e rilanci senza dover camminare ogni volta fino al piombo infossato nel terreno.
Un consiglio pratico è usare in bobina una lenza di diametro più grande, così fai meno distanza, recuperi prima e perdi meno tempo. Meno recupero significa più concentrazione, più continuità e più connessione tra un lancio e il successivo.
Il punto è semplice: lancio, sento, capisco, recupero e rilancio. È lì che nasce il vero miglioramento.
Perché ogni tanto faccio un lancio buono, ma poi non riesco a ripeterlo?
Perché il lancio buono, se non lo capisci, può diventare il peggior nemico dell’apprendimento.
Quando ti esce un lancio migliore del solito, il pensiero più pericoloso è: “oggi mi viene, adesso spingo di più”. È lì che spesso rovini tutto, perché aggiungi forza e sporchi proprio la tecnica che ti aveva fatto lanciare bene.
Il rischio più grande è restare agganciato a quell’unico episodio. Provi a ripeterlo lancio dopo lancio, forza dopo forza, e puoi passare mesi o anni inseguendo il ricordo di una sensazione che non sai davvero riprodurre.
Parlo per esperienza vissuta sulla mia pelle.
Il ragionamento corretto dovrebbe essere l’opposto: “ho lanciato bene, adesso devo lanciare meglio”. E meglio, nel lancio, spesso significa usare meno forza e cercare di riprodurre quel gesto con più scioltezza.
Se riesci a ottenere una distanza simile con meno sforzo, allora stai iniziando a capire qualcosa. Se invece quel lancio resta isolato, non è ancora tecnica: è solo un episodio.
È la ripetibilità che conferma una performance.
Le ho provate tutte, ma non miglioro. Perché?
Sei sicuro di averle provate tutte, oppure hai cambiato tante cose senza un metodo?
Nel lancio, provare tutto spesso significa non capire più niente. Se dopo ogni lancio cambi posizione, forza, angolo, piombo, chiusura e intenzione del gesto, cancelli ogni riferimento utile.
La correzione vera non è cambiare tutto. È modificare una cosa alla volta e capire cosa succede.
Non sto inventando nulla: questo vale nello sport, nel lavoro e nella vita reale. Se cambi tutto insieme, non sai più cosa ha prodotto il risultato.
Quando inizi a comprendere quello che si nasconde dentro ogni singolo gesto, allora, solo allora, si può parlare di metodo.
Attrezzatura e sensibilità
Ho paura di rompere la canna quando lancio. È normale?
Sì, è normale. Molto spesso questa paura nasce da una rottura precedente, o dal timore di non capire fino a dove ci si può spingere.
Ti sembrerà assurdo, ma in tutta la mia carriera, con decine di migliaia di lanci eseguiti, non ricordo di aver rotto più di cinque canne. Forse anche meno.
Un lancio eseguito bene, con una grammatura adeguata e dentro i limiti reali dell’attrezzo, non dovrebbe rompere la canna. Chi sa lanciare davvero percepisce in tempo reale la flessione del carbonio e sente quando la canna sta arrivando al limite.
È come se nel gesto esistesse un limitatore naturale: più sensibilità hai, più ti autoregoli.
Ovviamente ogni canna può rompersi, anche una canna pregiata. Se c’è un difetto strutturale, spesso la rottura arriva nei primi lanci. Ma nella maggior parte dei casi, quando una canna si rompe durante il lancio, qualcosa non ha funzionato: tecnica, gestione della potenza, angolo di lavoro o scelta della grammatura.
La paura non si supera spingendo di più. Si supera imparando a sentire cosa sta facendo la canna.
Perché cambio canna ma non miglioro nel lancio?
Perché non è cambiata la tecnica che governa il lancio. Cambiare canna può modificare le sensazioni, la risposta e la flessione, ma se il gesto resta lo stesso, anche l’errore resta lo stesso.
Anzi, più una canna è performante, più tende a esaltare quello che fai: se il gesto è corretto, ti restituisce prestazione; se il gesto è sbagliato, amplifica dispersione, timing errato e perdita di controllo.
La canna nuova non corregge il lanciatore. Lo rende solo più evidente.
Saper lanciare, invece, ti permette di usare con una chiave nuova anche canne che avevi accantonato.
Molto probabilmente saranno proprio loro a sorprenderti.
Benefici concreti
Nel surfcasting saper lanciare serve solo a fare più metri?
No. La distanza è solo l’ultimo dei benefici. Saper lanciare significa prima di tutto conservare l’esca e portarla a lavorare nel miglior modo possibile.
Non dimentichiamoci una cosa semplice: nel surfcasting il vero obiettivo è pescare. E se l’esca arriva rovinata, scaricata o mal presentata, puoi anche aver fatto tanti metri, ma hai già perso una parte enorme dell’efficacia.
Un lancio tecnico rovina meno l’esca, richiede meno forza, consuma meno energie e ti permette di gestire meglio condizioni difficili, soprattutto vento laterale e mare formato.
Poi arriva anche la distanza, certo. Ma arriva come conseguenza di un gesto più pulito, più efficiente e più controllato.
Nel Metodo Fiorenzano, saper lanciare non significa solo mandare il piombo più lontano. Significa controllo dell’esca, controllo della direzione, risparmio di energie e piena padronanza del gesto.
I metri arrivano dopo. Prima viene il lancio che funziona davvero.
Se prendo pesci lo stesso, perché dovrei migliorare il lancio?
Se per te la distanza non conta davvero, va benissimo. Ma allora la domanda è semplice: perché hai investito così tanto in attrezzatura tecnica?
Una canna pregiata non serve solo a lanciare più lontano, ma a sentire meglio il caricamento, leggere la flessione, controllare il gesto e capire cosa succede durante il lancio.
Il punto non è fare metri per ego.
Il punto è imparare a usare davvero quello che hai già comprato.
Si può migliorare nel lancio anche dopo i cinquanta o sessant’anni?
Sì. Anzi, spesso le soddisfazioni più grandi arrivano proprio dagli allievi adulti.
Nel surfcasting la distanza non dipende solo dalla forza, ma dalla qualità del gesto, dalla sensibilità e dalla capacità di ascoltare il proprio corpo.
Molti allievi adulti migliorano perché non cercano il risultato “alla Matrix”, come se la tecnica si potesse caricare in pochi secondi. Ascoltano, osservano, correggono e accettano il percorso.
I più giovani, a volte, si fermano al “va bene abbastanza”. Gli adulti invece sanno che il tempo non è infinito, e proprio per questo danno più valore a ogni correzione.
Per me è una grande soddisfazione vedere persone che pensavano di avere ormai dei limiti scoprire di poter ancora evolvere, usando tecnica pura e non forza.
Li chiamo affettuosamente “vecchietti adolescenti”, perché l’età non si può cambiare, ma l’entusiasmo sì. Dentro conservano la voglia di imparare di chi ha ancora tanto da fare nel surfcasting. Per me, vederli migliorare è una delle soddisfazioni più grandi.
È normale finire una pescata distrutto dopo tanti lanci?
Sì, un certo dispendio energetico nel surfcasting è normale. Ma c’è una differenza enorme tra stancarsi perché si è pescato tante ore e finire doloranti perché si è lanciato male.
Quando non sapevo lanciare come lo intendo oggi, mi affidavo molto alla forza. A fine pescata ero spesso dolorante: spalla destra, coscia, tensioni inutili. Poi tutto è cambiato.
Saper lanciare non significa eliminare la fatica, ma risparmiare una quantità enorme di energia sprecata in un gesto inefficiente.
Lo vedo spesso nei miei allievi: a fine giornata chiedo se sono stanchi e molti, soprattutto i più adulti, mi rispondono sorpresi di no. Hanno lanciato molto più del solito, ma senza i dolori classici.
Questo è uno dei benefici più sottovalutati della tecnica: non solo fai lavorare meglio la canna, fai lavorare meglio anche il corpo.
Corsi e percorsi
Come funziona un corso?
Un corso parte dall’osservazione del tuo lancio reale. Paolo analizza il gesto, individua dove perdi energia, controllo o distanza, e ti spiega in modo pratico cosa sta succedendo.
La correzione avviene sul campo, con indicazioni personalizzate. Non si tratta di copiare un movimento visto da fuori, ma di capire cosa devi modificare nel tuo lancio e perché quella modifica può rendere il gesto più efficiente.
È adatto al mio livello?
Il percorso può essere utile a livelli diversi, purché ci sia voglia di mettersi in discussione. Non è necessario partire da una tecnica perfetta: spesso il lavoro più importante nasce proprio quando si individuano abitudini sbagliate che l’allievo ripete da tempo senza accorgersene.
Il Metodo Fiorenzano non è pensato per chi cerca una scorciatoia immediata, ma per chi vuole comprendere il proprio gesto e costruire una tecnica più solida nel tempo.
Quanto dura un percorso?
La durata dipende dagli obiettivi, dal livello di partenza e dal tipo di lavoro necessario. Alcuni allievi scelgono un corso individuale mirato, altri preferiscono un percorso più ampio con più incontri.
La cosa importante è non ragionare solo in termini di ore, ma di qualità del lavoro svolto. Nel lancio tecnico, troppe informazioni tutte insieme possono confondere: meglio un intervento chiaro, mirato e realmente assimilabile.
Club, gruppi e negozi
Paolo Fiorenzano Academy può collaborare anche con club, gruppi di pescatori e realtà del settore che vogliono organizzare giornate formative dedicate al lancio per il surfcasting.
In questi casi il lavoro viene adattato al contesto: numero di partecipanti, livello medio, obiettivi del gruppo e tipo di evento. L’obiettivo resta lo stesso: portare contenuto tecnico reale, non una dimostrazione generica.
Come contattarvi?
Il modo più semplice è scrivere su WhatsApp al numero +39 349 071 0042.
Il primo contatto serve a capire il tuo livello attuale, il tipo di lancio che utilizzi, gli obiettivi che hai e quale percorso può essere più adatto. Non serve arrivare con le idee perfette: basta spiegare da dove parti e cosa vorresti migliorare.